Alcuni di coloro che scrissero della nostra città, vaghi soltanto delle bellezze artistiche e dei dati storici di maggiore importanza, tralasciaroro le più umili epigrafi, di cui son pieni i luoghi sacri, e che incise in gran parte su lapidi icestrate nel pavimento, vengono, ogni giorno, calpestate dalla folla devota, e pian piano vanno cancellandosi. Spariscono in tal guisa le lettere, non solo, ma, talvolta, altresì le armi gentilizie, anche se scolpite in rilievo nel marmo. Con l’andare degli anni, quel ricordo che i pietosi superstiti ponevano quasi ad imperitura memoria d’un caro defunto, si perde per sempre. Ma molte di quelle memorie, ha valore assai più grande che di solo sentimento, e la storia araldica, la filologia ed importanti questioni genealogiche ed ereditarie, un giorno o l’altro potrebbero avvantaggiarsi da tali iscrizioni”.